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Ballare K-Pop nell’era dei video: si o no?

Il concerto K-Pop a Firenze

Dance like nobody’s watching” (“Balla come se nessuno ti stesse guardando”) è sempre stato un buon consiglio per chi si sente a disagio nel lasciarsi andare in discoteca, a un concerto o davanti al palco di un festival comics. Ma in un mondo in cui tutti hanno una videocamera in tasca, seguire questo motto è diventato sempre più difficile e ballare K-Pop liberamente pone dei problemi.

La nuova regola sembra essere un’altra: “Balla come se chiunque ti stesse filmando, e quel video potesse seguirti per sempre”, ha affermato Sydney Skybetter, coreografo e professore associato alla Brown University. Questo è il paradosso della danza nell’era dei video brevi: mentre su TikTok, Instagram e YouTube proliferano coreografie sempre più curate, challenge virali e imitazioni perfette, nei concerti e nei club sempre più persone restano immobili. La vergogna di fare figuracce ballando male è tanto più evidente in serate come le K-Pop Night dove l’alcohol, notoriamente liberatorio, scorre molto meno che ad un concerto rock o in una discoteca trap o hip hop.

Anche artisti di primo piano hanno iniziato a lamentarsene. Da Emis Killa a Guns’ N Roses, da Adele a Bruno Mars, passando per moltissimi cantanti K-Pop, sempre più artisti chiedono al pubblico di non usare le videocamere dei telefonini per lasciarsi andare al divertimento. Kaytranada, DJ vincitore di un Grammy, ha più volte criticato il pubblico troppo statico. Tyler, The Creator ha dichiarato che la costante sensazione di essere osservati e filmati sta “uccidendo la danza” per la sua generazione. Io stesso quando lavoro come DJ invito il pubblico con frasi come “anche se non la sai, ballala!” sia al microfono che con scritte negli schermi.

Eppure, secondo Skybetter, questa immobilità non nasce dalla noia: “La staticità non è apatia”, spiega Skybetter. “È autodifesa”.

Il problema nelle serate e discoteche K-Pop

Capita a volte perfino a feste spensierate come Teen Forever Fiesta, ma questo fenomeno è soprattutto evidente nelle K-Pop Night o nelle serate Asian Pop Fiesta. Capita infatti che, durante una canzone iconica, solo chi conosce perfettamente la coreografia ufficiale si senta legittimato a ballare. Chi non la sa — o la conosce solo in parte — preferisce restare fermo, osservare o limitarsi a piccoli movimenti, per paura di sbagliare.

Il risultato è paradossale: una musica nata per essere energica, condivisa e liberatoria rischia di trasformarsi in una sorta di esibizione silenziosa, dove l’errore è percepito come qualcosa da evitare, soprattutto davanti a smartphone pronti a riprendere ogni movimento e a pubblicarlo online.

Nel K-Pop, dove le coreografie sono parte integrante dell’identità artistica, la pressione è ancora più forte: ballare “male” può sembrare quasi una mancanza di rispetto verso l’artista o verso chi conosce la coreografia nei minimi dettagli. Trovo invece che la mancanza di rispetto più grave verso un artista K-Pop sia non ballare un pezzo, fosse anche free-style.

Kpop contest Italia
Ballo Kpop in Italia

Come rendere il dancefloor K-Pop più inclusivo

Esistono però alcune soluzioni concrete per riportare il piacere spontaneo del ballo al centro dell’esperienza del ballare K-Pop:

  • Promuovere momenti “free dance” durante le serate, chiarendo che non è necessario seguire la coreografia ufficiale.
  • Alternare canzoni coreografate a brani più freestyle, anche non K-Pop, incoraggiando movimenti liberi e personali.
  • Limitare o scoraggiare le riprese video in alcune parti della serata, creando uno spazio più sicuro e meno giudicante.
  • Normalizzare l’errore, ricordando che il K-Pop è anche divertimento, condivisione e passione, non solo perfezione.
  • Workshop o mini tutorial pre-serata, per dare a tutti una base comune senza creare esclusione.
Tornare a ballare per il piacere di farlo

Forse il vero spirito del K-Pop — e della danza in generale — non sta nell’eseguire una coreografia perfetta, ma nel sentirsi parte di qualcosa, anche sbagliando. In un’epoca di sorveglianza costante e performance per i social, ballare liberamente può diventare un piccolo atto di resistenza.

E magari il consiglio “balla come se nessuno ti stesse guardando” oggi va aggiornato così: balla comunque — anche se qualcuno guarda!

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