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La guerra di Corea

La guerra di Corea

Conosciuta in Corea del Sud come “한국전쟁 (Hanguk jeonjaeng)”, o guerra coreana, e in Corea del Nord come “조국해방전쟁  (joguk haebang jonjaeng)”, o guerra di liberazione della patria, la guerra di Corea (25 giugno 1950- 27 luglio 1953) è uno dei conflitti che hanno caratterizzato in modo più significativo la guerra fredda e hanno determinato i rapporti tra i Paesi dell’area asiatica. 

Il conflitto avvenne tra la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC, il nord-Corea) e la Repubblica di Corea (il sud-Corea) e causò almeno 2,5 milioni di morti tra civili e militari. La guerra venne combattuta con lo scopo di unificare la penisola sotto un unico governo, ideale mai realizzato. Attualmente la questione non si è ancora risolta in maniera definitiva; infatti sussiste ancora la divisione tra il Nord e il Sud.

LE PREMESSE

Nel ‘45, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la penisola coreana venne liberata dal dominio coloniale che vi era stato esercitato dall’ormai ex-Impero giapponese a partire dal 1910.  

I contendenti al potere nazionale erano divisi in due fazioni. Da una parte vi erano i rivoluzionari marxisti, che avevano già combattuto in Cina e in Manciuria in azioni di guerriglia contro i giapponesi, tra cui spiccava Kim Il-sung fuggito dalla Corea in Unione Sovietica dove aveva ricevuto l’addestramento militare ed era stato nominato capitano all’interno dell’Armata Rossa. Dall’altra vi era il movimento nazionalista coreano, guidato da Syngman Rhee, che aveva studiato negli Stati Uniti ed era anche il presidente del governo provvisorio coreano dissidente, durante gli anni dell’esilio per mano dell’impero nipponico. 

Nel tentativo di disarmare e rimpatriare gli ultimi giapponesi rimasti in Corea, nel 1948 la nazione venne per comodità amministrativa divisa a metà, all’altezza del 38° parallelo. Il nord passò sotto il controllo sovietico, mentre il sud venne dato in mano agli americani. Il nord si organizzò secondo i principi comunisti e al vertice governativo vi era Kim Il-sung, mentre al sud si formò un governo capitalista retto da Rhee e dai suoi nazionalisti. 

Rispettivamente nel ‘48 e nel ‘49, le truppe sovietiche e quelle americane si ritirarono, i due nuovi governi però non accettarono il confine che li divideva come permanente e puntavano entrambi a cercare una soluzione per sconfiggere il nemico e riunire la penisola sotto il proprio governo. 

L’INVASIONE E LO SCONTRO ARMATO

Iniziarono così le azioni di incursione e guerriglia al confine tra nord e sud, in cui si scontravano l’Esercito della Repubblica di Corea (sud) e l’Armata Popolare di Corea (nord).  

Nel 1949, Kim Il-sung incontrò Stalin, poiché convinto che fosse arrivato il momento di sferrare un attacco al sud, ma il leader sovietico disapprovò la sua proposta perché preoccupato dall’inadeguatezza dell’esercito coreano e dal possibile coinvolgimento degli Stati Uniti. Kim, ritornato in patria, rafforzò l’esercito modellandolo sull’esempio sovietico, grazie anche alle forniture belliche che arrivarono dall’URSS e al ritorno dei veterani di guerra che avevano servito nell’Esercito di Liberazione Popolare in Cina. 

Nel ‘50 Kim si ripresentò da Stalin, forte dei miglioramenti e degli avanzamenti tecnologici ottenuti in campo bellico, e gli venne approvata la proposta di invasione del sud. 

Il 25 giugno del 1950 l’esercito nord-coreano, che vantava 75.000 truppe, superò il 38° parallelo, prendendo di sprovvista l’esercito sud-coreano, e cominciò ad avanzare nella penisola. In poco tempo conquistò prima la capitale del sud Seoul, poi il resto del territorio nazionale, eccezion fatta per la città portuale di Busan, l’unica che resisteva alla potenza bellica dell’Armata Popolare. 

LA GUERRA di Corea SI FA INTERNAZIONALE

Questi eventi allarmarono il presidente statunitense Harry Truman, che voleva contenere l’effetto domino della diffusione comunista. Infatti, dal suo punto di vista l’unificazione della Corea sotto il governo di Kim avrebbe significato che anche altri Paesi sarebbero presto caduti sotto la stessa ideologia. Si rivolse quindi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per richiedere aiuto per la Corea del Sud. 

L’appello a cessare il fuoco fatto alla Corea del Nord venne ignorato e l’Onu approvò la creazione di un esercito internazionale, composto principalmente da americani. Sotto il comando del generale statunitense MacArthur avrebbe aiutato la Corea del Sud a difendersi dall’invasione. 

La guerra di Corea: soldati americani arrivano con i carri armati per aiutare la corea del sud
Soldati americani arrivano con i carri armati per aiutare la corea del sud

La Russia, membro del consiglio di sicurezza, non utilizzò il suo diritto di veto sulla richiesta di intervento in modo da boicottare l’ONU, che non aveva ancora approvato l’entrata della Cina tra i suoi membri. 

LA RESISTENZA A BUSAN

L’esercito internazionale sbarcò in Corea a luglio, ma fino all’arrivo dei rinforzi ad agosto venne messo alle strette dall’esercito nord-coreano e poté solo difendere il perimetro attorno a Busan. Una volta rafforzato il fronte e arrivati i rinforzi, MacArthur si preparò ad attaccare. 

LO SBARCO A INCHEON

Il 15 settembre 1950, la marina statunitense sferrò un attacco alla città portuale di Incheon, controllata dai nord-coreani, e riuscì a far sbarcare le proprie truppe che iniziarono ad avanzare verso il nord. Le truppe statunitensi ripresero Seoul e spinsero l’Armata di Kim a ritirarsi oltre il confine del 38° parallelo. 

MacArthur, volendo andar oltre al proposito di contenere le forze del nord, una volta ricevuto il via libera da Truman invase la Corea del Nord il 7 ottobre del 1950. Il 12 ottobre aveva già conquistato Pyongyang e le truppe si erano spinte fino al fiume Yalu, al confine con la Cina di Mao. 

IL FIUME YALU E L’INGRESSO DELLA CINA

Giunta la notizia che le truppe americane avevano conquistato territorio fino all’altezza dello Yalu, la Cina decise di entrare attivamente a far parte del conflitto armato, mandando in soccorso all’Armata Popolare circa mezzo milione di soldati. 

Le ragioni dell’ingresso definitivo e prorompente della Cina all’interno della guerra di Corea non devono essere ridotte al solo scopo di difendere i propri confini territoriali dall’avanzata delle truppe internazionali, ed in particolare statunitensi. Infatti, bisogna tenere conto di diversi aspetti che hanno decretato l’entrata in scena della Cina. 

Innanzitutto, la Repubblica Popolare Cinese era nata nel 1949 e non poteva permettersi di supportare una guerra di vasta scala in un paese vicino, e questo aveva decretato l’iniziale distacco tra Mao e Kim. Appena Stalin però aveva dato il suo permesso a Kim, la Cina era presto entrata nel conflitto, affermando di aiutare la comune causa comunista e anche per garantirsi la leadership, o come viene chiamato nel gergo di Partito ‘ruolo del fratello maggiore’, rispetto ai paesi rivoluzionari dell’Asia. 

Inoltre, serpeggiava nel Paese ancora la paura dell’invasione imperialista, infatti l’avanzare dell’esercito americano in Corea ricalcava perfettamente l’avanzare dell’esercito giapponese, successo qualche decennio prima, che aveva poi portato alla sanguinosa guerra sino-giapponese, o guerra di liberazione dal Giappone come è ricordata in Cina. 

IL RITORNO AL 38° PARALLELO

L’Esercito Popolare dei Volontari cinese superò il confine tra Manciuria e Nord Corea il 12 ottobre 1950, sbaragliando velocemente le truppe ONU grazie alla loro superiorità numerica schiacciante. Presto l’Armata e l’Esercito popolare spinsero indietro i nemici e ripresero prima Pyongyang e poi nel gennaio del ‘51 Seoul. 

MacArthur fece richiesta per usare la bomba atomica sulla Corea del Nord, ma il presidente Truman lo depose dal suo incarico per insubordinazione e, ritornando ad una politica di contenimento, mandò nuove truppe nella penisola. 

Guerra delle Coree: aeri militari in volo si apprestano ad iniziare un'azione bellica
Aeri militari in volo si apprestano ad iniziare un’azione bellica

Con l’arrivo dei rinforzi americani e l’uso di aerei militari, che attaccarono le vie usate dai nemici per ricevere rifornimenti, le forze armate internazionali riuscirono a respingere i nord-coreani e i cinesi sopra la linea del 38° parallelo, dove si creò una situazione di stallo tra i due eserciti. 

L’ARMISTIZIO DI PANMUNJEOM

Nessuno riusciva ad avere la meglio sull’altro e quindi si procedette con le trattative per un armistizio, dove gli esponenti principali coinvolti erano le due Coree, la Cina e gli Stati Uniti.  

Le trattative durarono fino al 1953, quando Truman venne sostituita da Eisenhower. Il 27 luglio venne firmato un armistizio a Panmunjeom, all’altezza del 38° parallelo, che sanciva la creazione di una zona demilitarizzata, che esiste tutt’ora. 

Un trattato di pace non è mai stato firmato, per questo le due Coree sono ancora ufficialmente in guerra tra loro. 

Fonti

Korea JoonAng Daily , The Korean War from China’s view , Lee Won-june
Britannica , Korean War, Allan R. Millett
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Ammiraglio Yi Sun-shin a cura di Silvio Franceschinelli

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