Sono moltissime, ma quelle indispensabili otto, le leggende metropolitane coreane e le storie folcloristiche, tra le più popolari, che ognuno di noi dovrebbe conoscere per riuscire a comprendere meglio i nostri film e drama sudcoreani preferiti.
È sorprendente come molte serie coreane che contengono elementi di soprannaturalità attirino la nostra attenzione, attraverso le loro tematiche esotiche ed uniche. Ciò è dovuto al fatto che i registi e gli sceneggiatori hanno a propria disposizione un paniere immenso di credenze metropolitane e creature mitologiche da sfruttare, permettendogli di dare sfogo alla propria creatività senza alcun limite.
Jangsan beom (la tigre Jangsan)
La tigre Jangsan è un criptide originario della Corea del Sud. I racconti su questa creatura mitologica cominciarono a diffondersi sui forum online coreani nel Settembre del 2010, poiché fu presumibilmente avvistato più volte a Busan, sul monte Jangsan, dove si dice risieda e dal quale trae il suo nome, e sui monti Sobaek. Persone dicono di averla avvistata anche a Incheon, Gyeongju e Gyeongsan. Solitamente si vede di notte o al mattino e la sua presenza allerta gli animali.
Il Jangsan beom è descritto come un animale quadrupede, leggermente più grande di un uomo e ricoperto da peli bianchi abbastanza lunghi da coprirgli pure il viso. Si dice assomigli ad una tigre, ma anche ad un cane e/o ad un bradipo. Possiede arti posteriori corti, mentre gli arti anteriori sono alquanto lunghi. È in grado di muoversi in modo rapido su diversi tipi di terreno.
La leggenda sostiene che il suo ruggito sia simile ad un graffio su di una lavagna, un treno in corsa e addirittura alle urla di una donna che chiede aiuto. Proprio questo gli conferisce l’abilità di attirare le sue vittime nella profondità della foresta, prima di divorarle.
A questa creatura è stato conferito un aspetto spirituale da alcuni testimoni oculari. Un studioso coreano ha suggerito che si potesse trattare di un vero animale, cacciato e portato alla quasi completa estinzione durante l’occupazione giapponese della Corea, e lo collega quindi ad un leone bianco che che sconfigge gli spiriti malvagi dipinto in un tradizionale spettacolo Bukchon.
La trama del film horror intitolato The Mimic trae ispirazione proprio da questa leggenda metropolitana. Questa creatura si manifesta sotto forma di una bambina che possiede una voce sorprendentemente e stranamente simile al figlio, scomparso di recente, della protagonista principale.

Mul gwishin (fantasma dell’acqua)
I mul gwishin, i fantasmi dell’acqua, sono creature mitologiche presumibilmente avvistabili sull’isola di Jeju, ma più comunemente anche vicino a laghi, oceani e persino vasche da bagno. Secondo la loro leggenda metropolitana essi rappresentano gli spiriti di coloro che sono annegati in grandi specchi d’acqua. Si dice che questo personaggio folcloristico sia nato a causa di molte morti per annegamento passate e presenti.
I mul gwishin sono caratterizzati dai loro vestiti costantemente bagnati e da braccia stranamente lunghe. È interessante notare come questi fantasmi non vengano mai completamente visti, ma solo le loro braccia e la testa compaiono brevemente sopra l’acqua. È noto che questi spiriti, sentendosi piuttosto soli sott’acqua, cerchino compagnia e spesso si aggrappino a nuotatori inconsapevoli e, uttilizzando le proprie braccia lunghe, li trascinino verso una morte certa. Questo fenomeno è noto come mul gwishin jeokjeon che significa letteralmente attacco di un fantasma dell’acqua.
Nel primo episodio del drama Hotel del Luna, andato in onda sull’emittente televisiva coreana tvN nell’estate del 2019, l’anima di una poliziotta assassinata, il cui corpo è stato smarrito in un fiume, trova la strada che la conduce all’hotel dove convince la titolare, e protagonista principale, a vendicare la sua morte prima di passare all’altro mondo.

Haechi
Haechi, noto anche con il nome di Haetae, è una creatura mitologica alla quale si fa riferimento nello Yimulji, un antico libro cinese sulle creature mitiche. È descritto come un animale simile ad un leone dalla corporatura muscolosa, con un solo corno e denti affilati. Il suo corpo è interamente coperto da squame che formano una specie di armatura e le sue ascelle hanno delle piume che somigliano ad ali. Si dice che viva al confine nord-orientale, nelle paludi durante l’estate e nelle pinete durante l’inverno.
I coreani credevano che gli Haechi fossero delle creature altamente morali ed in grado di distinguere il bene dal male (per questo vengono spesso associate alla giustizia e alla legge). Inoltre erano considerati guardiani contro il fuoco e altri disastri naturali. Per questa ragione in Corea, sculture dedicate a questa creatura possono essere avvistate in tutta Seoul, spesso vicino a monumenti storici e ad altri luoghi di alto profilo come il Palazzo dell’Assemblea Nazionale e il cancello principale del Palazzo Gyeongbokgung. Nel 2008, l’Haechi è stato nominato ufficialmente come figura rappresentativa della capitale sudcoreana.

Durante la dinastia Joseon, molti funzionari avevano ricamato questo simbolo sui loro abiti ufficiali per rappresentare un governo giusto, retto ed incorrotto.
Haechi è un drama storico, andato in onda nell’anno 2019 sul canale SBS, che non solo ha preso il nome da questa creatura mistica, ma la trama presenta personaggi che mostrano le qualità di giustizia ed integrità da essa incarnate.
Cheonyeo gwishin (fantasma vergine)
Il più famoso dei fantasmi (gwishin) coreani è probabilmente il cheonyeo gwishin, il fantasma vergine (femminile). Nascere donna nella Corea antica era già abbastanza difficile. Morire da vergine simboleggiava non essere riuscita a realizzare lo scopo della propria vita, la tua esistenza diveniva priva di significato e sarebbe stato impossibile essere scacciati da questo mondo.
L’hanbok bianco indossato da questa tipologia di fantasmi è il sobok, il tradizionale abito coreano da lutto. Tipicamente, queste creature hanno i capelli sciolti poiché, essendo nubili, non avevano il diritto di tirarli su. Sebbene esista il corrispettivo maschile, chiamato chonggak gwishin, di questo fantasma, la versione femminile è di gran lunga più presente nella cultura popolare. Essa ha rappresentato l’attrazione principale dei film horror coreani per molto tempo. Come altri spiriti che si nascondono tra i vivi a causa di desideri o doveri non soddisfatti, i fantasmi vergini non possono passare all’aldilà finché non vengono placati, tradizionalmente erigendo statue falliche. Delle volte, in una tradizione sciamanica, vengono addirittura svolti dei “matrimoni dell’anima” per una “coppia” cheonyeo e chonggak in modo tale da permettere alle loro anime di riposare in pace.
Nei drama coreani moderni, invece di essere rappresentati con l’abito tradizionale ed essere dipinti come spiriti in cerca di vendetta, i cheonyeo gwishin tendono a mostrare un lato più comico e a vagare in cerca del loro vero amore. Due serie TV che incarnano queste caratteristiche è Oh My Ghost e Arang and the Magistrate.

Kumiho o Gumiho (la volpe a nove code)
La kumiho è una creatura presente in molte leggende e narrazioni tramandate oralmente della Corea. Secondo questi racconti, una volpe che riesce a vivere 100 anni diventa uno spirito in grado di trasformarsi liberamente in forme diverse ed assume il nome di kumiho. A seconda della leggenda il numero di anni può variare arrivando anche a mille. Questa volpe possiede l’abilità di trasformarsi anche in donna e, sotto quella forma, seduce giovani ragazzi per poi ucciderli e mangiare il loro fegato o il loro cuore. Per questa ragione queste creature sono, nella tradizione coreana, sempre trattate come figure negative, metà volpi e metà umane. Ma non è sempre stato così, molti testi antichi, infatti, parlano di kumiho benevole che assistono gli esseri umani e, all’opposto, di uomini crudeli che spesso ingannano queste volpi gentili, ma ingenue.

Secondo le leggende, sebbene la kumiho sia in grado di mutare il proprio aspetto in umano, si dice che mantenga sempre e comunque qualche caratteristica volpina.
Le variazioni che sono state apportate alla leggenda originaria, nel corso delle generazioni e a seconda del luogo di diffusione, sono ciò che caratterizza la diversificazione di questi miti.
Negli ultimi anni, la leggenda ha subito un cambio di direzione ritornando alle versioni più benevole. Questa tradizione orale, infatti, è stata adattata in molti drama coreani, assumendo una forma più spensierata: invece di essere una volpe furba e divoratrice di carne, la moderna kumiho viene ritratta come una donna di bell’aspetto, capace di amare e di prendersi cura degli altri. My Girlfriend is a Gumiho è uno dei drama su questo tema più popolari fino ad oggi.
Le kumiho non sono sempre e solo donne: in Tale of Gumiho, una serie andata in onda nella seconda metà del 2020 e disponibile anche su Netflix, la volpe a sette nove code è stata rappresentata da un ragazzo così anche come nel drama My roommate is a Gumiho andato in onda tra il secondo ed il terzo trimestre del 2021.
Sirene
La Corea del Sud è una nazione delimitata dal mare su ben tre lati. Durante la dinastia Joseon, uno studioso di nome Yu Mong-in raccolse vari racconti popolari, che poi uniformò in una serie chiamata Eou yadam, e tra questi vi è la storia di un pescatore che si narra tenesse in ostaggio le sirene. Queste sirene furono poi salvate da Kim Dam-ryeong, sindaco della città.
Altre storie popolari includono la storia della principessa sirena Hwang-ok dal mitico regno sottomarino di Naranda, racconto basato sullo storico Heo Hwang-ok dall’India. Il racconto della sirena di nome Sinjike che avvertiva i pescatori di tempeste imminenti cantando e lanciando rocce in mare. Tuttora, in alcuni villaggi situati sulle coste in Corea, si possono trovare storie misteriose su queste creature che la maggior parte delle volte non rappresentano sirene così come sono conosciute nella cultura occidentale, bensì sono più simili a creature marine. Esistono anche leggende metropolitane coreane moderne le cui radici affondano in questi esseri folkloristici della tradizione.
Proprio dal racconto contenuto nell’Eou yadam trae origine il drama The Legend of the Blue Sea. La leggenda delle sirene è stata rappresentata anche in un altro drama dal titolo Surplus Princess in cui una sirena rimane invischiata nelle questioni degli esseri umani dopo aver salvato uno chef dall’annegamento nel fiume Han.
In Corea però, le sirene esistono davvero: vengono chiamate haenyo e sono un gruppo di donne sub che riescono a trattenere il respiro per oltre tre minuti al fine di immergersi in profondità (anche oltre i 30 metri) per raccogliere frutti di mare.

Jeoseung saja (il cupo mietitore)
Quasi ogni religione e paese ha la propria forma di cupo mietitore, che varia nell’aspetto e nei punti di vista nei loro confronti, alcuni positivi e altri no. In Corea, questa figura è conosciuta con il nome di Jeoseung saja (letteralmente significa messaggero dell’aldilà) e rappresenta la morte.
Il cupo mietitore coreano è conosciuto come psychopomp ossia creature, divinità o esseri il cui compito è quello di guidare le anime di persone appena decedute verso l’aldilà. Il loro ruolo non consiste quindi nel giudicare o uccidere un’anima, ma fungono semplicemente da guida verso l’altro mondo. Queste creature sono dedite al proprio lavoro e quindi incapaci di ragionare o essere corrotte. Rispetto alla stessa figura presente in altre nazioni e leggende, possiamo pertanto dire che questi cupi mietitori, in Corea, abbiano un ruolo “positivo”.
Il loro aspetto è quello di un uomo con la pelle particolarmente bianca e pallida ed occhi infossati. Tipicamente indossano un hanbok nero e un cappello nero, il gat, tipicamente indossato da uomini ricchi e studiosi coreani della dinastia Jeoson. Spesso brandisce armi o messaggi religiosi su pezzi di legno usati per finire anime che tentano di sfuggirgli.
Questa leggenda è stata adattata in molti K-drama quali Goblin, Arang and the Magistrate, Black, 49 Days e in una serie di film di successo chiamata Along With The Gods.

Dokkaebi (goblin)
Tra gli esseri soprannaturali più prolifici del folklore coreano vi sono i dokkaebi. Tradurre questo termine con la parola goblin potrebbe portare ad idee errate in quanto nel folklore europeo i goblin hanno un elemento demoniaco o malvagio; mentre i dokkaebi coreani no.
Il dokkaebi è una creatura che possiede poteri ed abilità soprannaturali e caratteristiche sia positive che negative: generalmente provano piacere nel rendere felici gli esseri umani, ma alle volte possono portare anche infelicità.
Il ruolo del dokkaebi nel folklore coreano non può essere sopravvalutato. In alcuni remoti villaggi della Corea, i dokkaebi erano ritenuti responsabili della trasmissione di malattie quali ad esempio il vaiolo. Si dice che i dokkaebi possiedano poteri che conferiscono loro la capacità di controllare tutte le creature marine, motivo per cui nelle comunità di pescatori venivano adorati come spiriti nella speranza di ottenere una grande cattura. Esistono più versioni di queste creature, che variano per grandezza e forma. Possono avere caratteristiche quali corna, occhi sporgenti, una grande bocca, denti lunghi e affilati, un corpo peloso e lunghi artigli. I dokkaebi sono tipicamente esseri notturni, ma potrebbero essere visti anche durante il giorno quando vi è nebbia e/o pioggia. I dokkaebi quindi non possiedono forma umana, ma non possono essere considerati come mostri poiché questi ultimi in genere cercano di danneggiare gli umani, mentre i dokkaebi sono generalmente miti, amichevoli e giocherelloni con gli umani.

L’omonimo drama Goblin trasmesso su tvN tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 presenta le qualità buone di questa creatura e l’aspetto per il quale sia considerato un dio con molti poteri, in grado di intervenire negli affari umani ed aiutare chi è nel bisogno. Il dokkaebi in questione, quindi, ha caratteristiche umane e non quelle tipiche presenti nella leggenda.
FONTI sulle leggende metropolitane coreane
TheSmartLocal per la lista dei drama/film ispirati a leggende folkloristiche
Wikipedia per approfondimenti riguardo a dokkaebi, sirene, gumiho e haechi e leggende metropolitane coreane



[…] Per questo motivo le kumiho sono molto gelose della loro identità e per tenerla segreta si inventano bugie e scaltri sotterfugi, anche se in molte leggende viene detto che i cani possono fiutarle e di mostrano ostili nei loro confronti per avvisare i loro padroni del pericolo. La figura della kumiho è molto amata e popolare soprattutto in serie televisive e film. […]