Gli animali della mitologia coreana

animali della mitologia coreana

La mitologia coreana è molto ricca di esseri fantastici, tra di questi spiccano gli animali della mitologia coreana, tipici della tradizione folkloristica.

IMUGI

Gli imugi (이무기 ) sono dei draghi ‘minori’ e la tradizione li descrive come enormi serpenti con zampe a tre artigli .

Essi, come i draghi normali, sono associati con l’acqua e l’agricoltura e per questo sono visti in maniera positiva. La loro presenza porta piogge e arcobaleni, di conseguenza anche fortuna e abbondanza. Sono creature benevole che vivono vicino a fonti d’acqua, come fiumi, laghi, oceani o in grotte nelle zone costiere.

animali della mitologia coreana: draghi
Gli imugi si distinguono dai draghi perchè hanno solo tre artigli e sono privi di corna

Tuttavia, essi desiderano diventare draghi e per poterlo fare vi sono due modi:

  1. Secondo alcuni testi, gli imugi per diventare draghi dovrebbero essere in grado di trovare una yeouiju caduta dal Cielo. Le yeouiju sono le sfere dei desideri e della creazione che i draghi coreani possiedono e che gli conferiscono grandi poteri e una saggezza infinita;
  2. Secondo altre fonti gli imugi diventano draghi crescendo con il tempo, teoricamente devono aspettare almeno un secolo. Se sopravvivono e compiono atti di benevolenza allora il Cielo li grazierà con le corna e il quarto artiglio, caratteristiche tipiche dei draghi.

SAMJOKO

Il samjoko ( 삼족오 ) è un corvo a tre zampe e rappresenta il sole. E’ una creatura presente anche nelle mitologie cinese e giapponese, ma si collega anche a quella dell’antico Egitto.

Il samjoko è raffigurato vicino al sole che personifica
Il samjoko è raffigurato vicino al sole che personifica

Esso è considerato un simbolo di potere e in Corea viene associato con la figura imperiale, superando in importanza il drago in epoca Goguryeo. Tra gli animali della mitologia coreana è uno dei più amati.

KUMIHO

Un animale molto conosciuto della mitologia coreana è la kumiho ( 구미호 ) o volpe a node.

La volpe a nove code spunta anche nelle tradizioni cinese (huli jing) e giapponese (kitsune) e come la kumiho può assumere un aspetto antropomorfo a piacere. A differenza delle sue colleghe, la kumiho è un essere essenzialmente malvagio e se si trasforma assume spesso sembianze femminili.

Raffigurazione classica di una kumiho
Raffigurazione classica di una kumiho

Secondo l’enciclopedia Compendio della Letteratura Orale Coreana (한국 구비문학 대계), essa è una volpe che ha vissuto mille o cento anni e ha accumulato immensi poteri, anche se tuttavia rimane inferiore al drago. La kumiho stando alla tradizione seduce giovani uomini per mangiarne il fegato o il cuore.

Per questo motivo le kumiho sono molto gelose della loro identità e per tenerla segreta si inventano bugie e scaltri sotterfugi, anche se in molte leggende viene detto che i cani possono fiutarle e di mostrano ostili nei loro confronti per avvisare i loro padroni del pericolo. La figura della kumiho è molto amata e popolare soprattutto in serie televisive e film.

HAETAE

Si tratta di un leone con le corna che difende il popolo coreano da incendi e disastri naturali. Inoltre secondo le credenze popolari esso sarebbe in grado di capire chi dice il vero e chi mente, per questo è associato con la giustizia, la legge ed è un antico simbolo di buon governo.

Una statua di haetae all'interno del cortile di un palazzo
Una statua di haetae all’interno del cortile di un palazzo

E’ molto amato e popolare, infatti spesso si ergono statue in suo onore a guardia dei palazzi o nei villaggi.

BULGAE

Il bulgae ( 불개 ) o cani di fuoco è una coppia di creature fantastiche che provengono dal mondo delle tenebre e corrono instancabilmente dietro a sole e luna. Si dice che quando questi riescono a mordere i corpi celesti si creino le eclissi.

Secondo un mito, c’erano molti regni del cielo. Uno di essi era il regno delle tenebre e il suo re, stanco dell’oscurità, desiderava la luce del sole e della luna per il suo regno. Mandò uno dei giganteschi cani da caccia infuocati (i bulgae) a inseguire il sole e portarlo nel suo regno. Tuttavia, quando il bulgae cercò di mordere il sole, il sole era troppo caldo, il che fece sì che il cane non fosse in grado di tenerlo a lungo tra le fauci.

Questo tentativo fallito fece arrabbiare il re perché non poteva avere il sole. In un altro tentativo di sbarazzarsi dell’oscurità mandò un altro cane più spietato a rubare la luna. Analogamente, quando il bulgae cercò di portare la luna nella sua bocca, la luna era così fredda che la lasciò subito andare. Il re però non rinunciò mai a questa missione. Continuò anzi a mandare cani di fuoco che erano più feroci degli altri, ma nessuno riuscì a completare la raccolta del sole o della luna.

Uno dei pochi esemplari rimasti di Jindo, cane a cui si ispira il mitico bulgae
Uno dei pochi esemplari rimasti di Jindo, cane a cui si ispira il mitico bulgae

Studiosi moderni hanno ipotizzato che il bulgae sia ispirato ad un particolare tipo di jindo, una razza di cane da caccia autoctona della Corea del Sud. Infatti la grandezza di questa specie canina, che raggiunge i 55 cm per 25 kg di peso, unita al particolare manto rosso-marrone e agli occhi ambrati coinciderebbe con le descrizioni dei testi antichi che menzionano i bulgae.

BULGASARI

La figura del bulgasari ( 불가사리 ) è particolare e si trova spesso dipinta sulle mura dei palazzi o in corrispondenza dei camini. E’ un animale peculiare con corpo d’orso, testa di leone, proboscide d’elefante, coda di toro, pelo corto e lucido a macchie bianche e nere. Mangia rame, ferro o serpenti.

Secondo la leggenda la sua comparsa serve per mettere in guardia sull’eccessiva avidità e di conseguenza viene associato alla fine di un periodo di caos storico e all’inizio di un periodo di riforme e stabilità.

Il mito racconta che, negli ultimi anni del regno Goryeo, fu emesso un ordine di arresto contro tutti i monaci buddhisti. Uno di essi chiese rifugio alla sorella, che lo nascose in un armadio, ma propose al marito di denunciarlo alle autorità in cambio di ricchezze. L’uomo, oltraggiato, la uccise e liberò il monaco. Nel frattempo, all’interno dell’armadio, quest’ultimo aveva realizzato un oggetto a forma di bestia grottesca con i chicchi di riso cotto al vapore, e gli aveva dato da mangiare degli aghi. Il mostro continuò a nutrirsi di metallo e a crescere, abbandonando infine la casa alla ricerca di cibo.

Nessun tentativo di ucciderlo funzionò e da questo prese il nome bulgasari, che significa “impossibile da uccidere”. Quando infine il popolo cercò di fonderlo gettandolo in un falò, il mostro tornò in volo al villaggio con il corpo in fiamme e lo rase al suolo.

FONTI sugli animali della mitologia coreana

Hwang Pae-Gang, Korean Myths and Folk Legends, Jain Publishing Company, 2006.
Encyclopedia of Korean Folk Culture
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