Return to dust di Li Ruijun

Return to Dust al Far East Film Festival

Ma (interpretato da Wu Relin) è un contadino forgiato da anni di lavoro duro tra campagne assolate caratterizzati da nessuna apparente vita sociale. Guiying  (interpretata Hai Quing) è una donna con un perseverante problema di incontinenza e impossibilitata ad avere figli. Il matrimonio combinato tra queste due estreme solitudini rappresenta un plot istintivamente efficace ed affascinante: come si potranno avvicinare due poli così marginalizzati dalla comunità? Lui, modi sgraziati ma dotato di una innata dolcezza interiore. Lei, perfetta icona di donna brutta e per definizione non ammissibile in alcuna cerchia sociale con l’aggravante della disfunzione biologica, non si pone nemmeno come persona, lei vive e basta e accetterà passivamente seppur con silenziosa gratitudine, la protezione del suo nuovo marito.

Return to dust di Li Ruijun
Un momento di complicità

Caravaggesca Cina

La storia scivola fluida come unguento su un piano brusco e ruvido, densa di dolcezza ritmica su misura delle immagini che scorrono. Questo film è pieno di affreschi contemporanei che si adattano a tematiche dannatamente attuali per quanto paradossalmente lontane dalle nostre realtà. L’evoluzione del rapporto tra i due è la chiave dell’esperienza del vivere questo film come spettatori.

La fotografia raggiunge livelli superbi: alcune scene sono evidenti celebrazioni di opere caravaggesche, dalla perfetta composizione (all’inizio, quando dormono su stuoie grigie, bilanciati in uno spazio grigio) o dosaggio di colori ocra che abbracciano blu luminosi (lei che indossa una bandana azzurra nella casa di lui), raggi di speranze che entrano dalla finestra (quando vanno a casa di vicini per vedere la televisione). Questo sapore rinascimentale esordisce in ogni inquadratura che si sintonizza perfettamente nella specifica fase evolutiva dei due personaggi, del loro essere e della loro percezione della realtà, dunque del loro posto nella società.

Return to dust film di Li Ruijun
Uno stile che enfatizza il messaggio del film

Guiying si evolve, da donna brutta a una sempre più sincera e brulla bellezza orientale, grazie a una fotografia che si adatta di continuo e a prospettive di inquadratura sempre più maliziosamente sincere. Guiying si imporrà sul suo uomo, chiedendo di donare lei il sangue al suo posto per il latifondista ricco ma ammalato, o di rimanere con lui a lavorare sui mattoni sotto la pioggia. Ma soprattutto si imporrà su se stessa, considerandosi a pieno diritto metà di un rapporto non forse basato su un amore romantico come lo potremmo considerare noi, ma su una totale fiducia e altruismo dediti alla sopravvivenza altrui, prima che propria.

E’ un rapporto di scoperta che parte da una scatola piena di pulcini (figli che non può avere) dalla quale parte una luce che descrive una volta stellata sul loro povero e rustico soffitto, luce che apre a lei una nuova prospettiva di vita e speranza che salda sempre più il rapporto di coppia. 

Antagonismi

In questa desertica campagna, si può sconfiggere l’abisso della solitudine, ma non l’ombra inquietante dell’altra realtà antagonista che è la città e il suo urbanesimo, unica vera religione della modernità. Un benefattore si offre di pagare alla coppia un appartamento, ma la lucidità di Ma fa chiedere “E il mio asino? Le mie galline? Non potrebbero stare qui.” Piuttosto si costruisce la casa da solo, mattone per mattone. La casa finisce, solida come il loro rapporto che, seppur non sterile da conflitti, ormai è una realtà riconosciuta da entrambi. Più si avvicina lo spettro della città a loro e più vediamo il deserto entrare nella storia. 

Se non vuoi SPOILER, non andare avanti.

Lei annegherà nel canalone d’acqua, e lui lascerà tutto, casa, galline e perfino asino, oggetto animato la cui usabilità era sempre in discussione da parte dei contadini che incontravano. E’ di puro neorealismo la scena finale in cui il quattro zampe va per conto suo mentre Ma risale una aliena e ipnotizzante duna di un deserto che anticipa l’arrivo ineluttabile dell’anima di una città.

Il film Return to dust di Li Ruijun è stato presentato al Far East Film Festival 2022.

Zhang Yimou: il più grande regista cinese di tutti i tempi di Federica Benigno

Post Correlati

Leave a comment