Visto al Far East Film Festival di Udine, Too Cool to Kill è un film cinese di sorprendente freschezza.
Una coppia costituita da produttrice e regista si trova a dover affrontare grossi problemi con il film in lavorazione e contemporaneamente con un boss il cui nemico numero uno è un personaggio cruento ma soprattutto ancora senza volto. La coppia sceglierà di risolvere entrambi i problemi assumendo un attore incapace e dissociato dalla realtà con l’intento di fargli credere che gli incontri con il boss siano solo scene di un film con telecamere nascoste. Il malcapitato dovrà interpretare la parte del misterioso nemico numero uno, diventando nella realtà la preda da portare tra le braccia del boss. Il piano sembra perfetto e in effetti lo è, sin troppo perfetto e, per gli spettatori, esilarante.
Un film, il teatro
L’universo del film viene definito immediatamente: una vista dall’alto ne descrive l’ aspetto da minimondo giocattolo in miniatura dove all’interno molti piccoli personaggi vivono per diventare grandi. Cos’altro è se non una rappresentazione cinematografica del teatro? E tutto si rivela subito affascinante, lo sono i colori, le scenografie che risultano come case di bambole, e sarà così che i nostri personaggi si atteggeranno, proprio come vere e proprie maschere teatrali.
Per questo questo film scaturisce da una perfetta miscela geneticamente ben equilibrata di generi e linguaggi. E’ il teatro il suo habitat naturale ma grazie a una sapiente scrittura unita ad una rara capacità filmica il film parla molte lingue attraverso un unico linguaggio. E’ una commedia sopra le righe ed entrarci subito con la sintonia giusta non è automatico perché il personaggio, interpretato dal bravissimo Ma Li, porta subito il tutto oltre misura con esagerata recitazione ma, appena la filigrana del film diventerà chiara, il godimento dello spettatore non si fermerà più. Si verrà proiettati in questo mondo parallelo di fantasia che diventa sempre più credibile e coinvolgente fotogramma dopo fotogramma.

Divertimento e citazioni
Le gag spassose ci sono ma il vero spasso è nell’atmosfera, nello spirito che riesce a comunicare e per le atmosfere alle quali rimanda, più che per i meccanismi che scatenano ilarità. Per quanto sia catalogabile nel genere “commedia degli equivoci”, è qualcosa di più. In questo tipo di genere all’equivoco viene dato il compito esclusivo di creare l’effetto risata. Qui invece il vero fulcro del film si poggia su una esaltazione del cinema e della sua poesia.
La scena della citazione a Singing in the rain, così inaspettata e divertente, è un profluvio di emozioni ragionate. In quel passaggio ci ritroviamo davanti a uno schermo dove viene ospitato il teatro in cui viene celebrato il cinema: quale fenomenale doppio/triplo strato di rappresentazione! Così’ come la citazione al film di John Woo mentre il gruppo di sgherri gioca a carte, un’entrata spettacolare dove l’azione tipica dei film del filone “hard boiled” di Hong Kong viene sbeffeggiata e celebrata allo stesso tempo.

Too Cool to Kill e un piano quasi perfetto
Il piano ordito dai due cinematografari, come accennato, è tanto perfetto che il vice del boss, una volta scoperta la vera trama, vuole rigirarlo a proprio vantaggio così da spodestare il proprio capo e prenderne il posto. La situazione peggiora perché la produttrice comincia a provare qualcosa per l’ingenuo e imbranato attore. La produttrice, ormai infatuata, tenterà di umiliarlo sul vivo, cioè sulle sue doti attoriali, per fermare quella grottesca messa in scena e metterlo in salvo, seppure al costo di sacrificare il proprio disegno iniziale. L’effetto sarà un pianto interminabile di lei (scena girata splendidamente, accompagnata da un montaggio riuscitissimo) ma soprattutto l’inizio della riconsiderazione del proprio ego da parte dell’attore che, costretto a recitare nella realtà e non nella finzione, finalmente vedrà un’altra realtà, quella vera.
Il sinfonico finale, che procede tra chiave comica e soluzioni drammaturgiche, risolve tutti i nodi e le evoluzioni narrative messe in atto sino a quel punto e rende manifesto un cinema orientale ormai padrone tutti gli schemi classici del cinema (diciamo quello occidentale) e li rielabora in una chiave fresca e frizzante.
Far East Film Festival, sito ufficiale








