Il rifiuto alla violenza dell’umanità intera – Han Kang

Han Kang Taxi Driver

Grida di sofferenza e disperazione, ma allo stesso tempo di coraggio e determinazione invasero le strade di Gwangju, città situata nel sud-ovest della Corea del Sud, il 18 maggio del 1980. Il rifiuto alla violenza dell’umanità intera – Han Kang.

«Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio: ci battiamo per la giustizia. Osserviamo un minuto di silenzio per rendere omaggio a quelli che hanno già pagato il prezzo, seguiamo le loro orme e combattiamo fino alla fine, perché… Perché abbiamo la nostra dignità.»

Han Kang
La storia
Proteste in Corea del Sud

Durante un comune giorno di primavera una violenta repressione militare si scagliò contro milioni di cittadini, operai e giovani studenti dopo lunghe manifestazioni per abolire la Legge Marziale che venne diffusa in tutto il paese, simbolo dell’estensione del regime autoritario che venne instaurato a seguito del colpo di stato di Chun Doo Hwan nel dicembre del 1979. Durante quei giorni d’orrore le attività politiche furono proibite, le università nazionali furono temporaneamente chiuse, e gli scioperi severamente vietati. Ma quella non fu una semplice repressione del governo coreano alle manifestazioni cittadine, fu la dimostrazione della violenza e della crudeltà dell’uomo che non ha alcuna pietà per i propri simili.

Quella manifestazione che è costata la vita a milioni di cittadini sudcoreani era semplicemente un tentativo di affermazione dei diritti umani e della libertà di espressione che avrebbe fatto della Corea del Sud un paese democratico come gran parte del mondo, ponendo fine al lungo regime autoritario che aveva regnato dal 1948.

Il Macellaio Chun Doo Hwan

«Il Macellaio Chun Doo Hwan», così lo definivano i cittadini del romanzo, era colui che aveva osato aprire il fuoco davanti a giovani studenti completamente disarmati e con la paura disegnata in volto, causando la morte di un numero imprecisato di persone, tra giovani e adulti. Aveva inoltre lasciato che i cadaveri venissero ammucchiati in una palestra comunale o, quando era possibile, che venissero sepolti in fosse comuni. Non solo la vita delle povere persone veniva spezzata senza alcuna decenza, addirittura i loro familiari potevano garantire loro un funerale e una morte dignitosa.

Tuttavia la crudeltà dell’uomo non si ferma solamente alla repressione di quel giorno di maggio, bensì va oltre quella fatidica data. Le proteste degli studenti della Chonnam University aumentavano di giorno in giorno, così come la violenza delle repressioni del governo che prolungarono l’insurrezione per dieci giorni e che terminò con effetti devastanti per i cittadini di Gwangju, che vennero quasi sterminati del tutto.
Ma solamente dopo anni e anni di orrore Chun Doo Hwan venne processato; quel 18 maggio, che prima d’allora era ricordato semplicemente come il giorno della rivolta popolare comunista, venne riconosciuto come repressione al tentativo dei cittadini sudcoreani di affermazione dei diritti umani, diventando così “La giornata nazionale di commemorazione”.

Il romanzo

La scrittrice sudcoreana Han Kang nel suo famosissimo romanzo Atti Umani pubblicato in Italia nel 2017 da Adelphi Edizioni – con il quale si aggiudica il premio Malaparte 2017 – dopo il grande successo de La Vegetariana – che le ha garantito un premio a livello internazionale, il Man Booker prize – riporta a galla la tragedia del massacro del maggio di quell’anno, conosciuto proprio come “Massacro di Kwangju”, o “1 5 8”, in riferimento alla data dell’insurrezione, una data quasi dimenticata nella storia sudcoreana così come del tutto sconosciuta a livello mondiale.

Atti Umani, romanzo di Han Kang

Non a caso la data della prima pubblicazione del romanzo risale al 19 maggio 2014, il giorno seguente all’anniversario che ha riunito la nazione nella commemorazione delle vittime.

Forse perché il ricordo è doloroso o forse perché non si vuole raccontare degli errori commessi, questo evento devastante viene sempre più infangato per volere non solo del governo ma anche degli stessi sudcoreani.
Quello di Han Kang è un romanzo in cui il dolore e la violenza degli atti umani e disumani dei sudcoreani sono espressi in un alternarsi di piani temporali e con una notevole ricchezza di particolari, tale da rendere la ricostruzione dei fatti, talvolta, cruda e devastante. Le strazianti torture delle dita dei prigionieri che riducevano la carne viva delle dita in poltiglia, o il modo in cui quelle decine di cadaveri che saturavano l’aria di un «tanfo putrido» erano finiti ammucchiati l’uno sull’altro, senza alcuna dignità, vengono raccontate attraverso una tale schiettezza che rendono la narrazione, da alcuni punti di vista, anche piuttosto dura e difficile da portare avanti. Probabilmente è proprio questo l’obbiettivo della scrittrice, rendere quelle sensazioni così reali da essere rivissute da ogni singolo lettore, generando in lui una sensazione di ribrezzo e allo stesso tempo di compatimento.

L’autrice fa di un semplice romanzo storico un romanzo-denuncia in cui dà modo alla collettività della società, che si frammenta nei tanti personaggi del racconto, di esprimere il proprio punto di vista sull’evento accaduto.
In ciascun capitolo del romanzo vivi e morti assumono il ruolo di narratori attraverso un’intensa introspezione psicologica della scrittrice che ha la capacità di immedesimarsi in ogni singolo personaggio.

«Raccontare la verità è stata la motivazione più forte»

HanKang

Da tali parole dell’autrice si deduce il complessivo obbiettivo che l’ha portata a scrivere questo romanzo. L’autrice ha permesso alla generazione moderna del mondo intero di conoscere questo tragico evento che ha colpito la sua amata Gwangju, ricordandola non solamente come un teatro del massacro ma anche come una città che, nonostante le tante ferite, è comunque riuscita a vedere la luce in fondo al tunnel.

Gli eroi non celebrati del Massacro di Gwangju

È opportuno assegnare un ruolo fondamentale ai cosiddetti eroi non celebrati della storia sudcoreana, ruolo assunto durante gli anni ’80 ma che solo oggi viene ricordato a livello mondiale. Si tratta di Jürgen Hinzpeter e del Signor Kim Sa-beok, il cui nome rimane ancora oggi un mistero. Jürgen Hinzpeter è stato un importante giornalista dell’emittente tedesca ARD che venne mandato in Corea del Sud come inviato per documentare gli eventi devastanti che stavano tormentando la piccola città di Gwangju. Ma la censura, incrementata dalla diffusione della Legge Marziale, non permetteva neanche agli stessi giornalisti di diffondere notizie sulla tragedia per cui per uno straniero divenne ancora più difficile ma non impossibile. Grazie all’aiuto di un tassista, il Signor Kim Sa-bok, Hinzpeter riuscì ad entrare ed uscire dalla città senza problemi, in modo da poter filmare e catturare con le sue potenti macchine quelle immagini cruenti e spietate. I cittadini sudcoreani accolsero a braccia aperte lo straniero che aveva messo a rischio la sua vita per salvare la loro, tanto che quando Hinzpeter morì nel gennaio del 2017, chiese di essere sepolto accanto ai giovani studenti sepolti nei cimiteri comunali. Hinzpeter dimostrò affetto e interesse per quella tragedia che aveva cosparso sangue in ogni dove. Questo fu il primo segno di vittoria di quei cittadini che non erano stati abbandonati, e che erano riusciti a giungere al grande trionfo.

Il film A Taxi Driver di Jang Hoon
Il film

La commovente storia di questi eroi è raccontata anche in A Taxi Driver (택시운전사) famoso film sudcoreano del 2017 diretto da Jang Hoon e scritto da Eom Yu-na, che vede Song Kang-ho – già famoso a livello mondiale per l’ultimo capolavoro del cinema sudcoreano di Parasite (기생충) – nei panni del protagonista, tassista vedovo, avido di soldi, in disperata ricerca di lavoro per poter mantenere la sua bambina, e Thomas Kretschmann che interpreta il giornalista dell’emittente tedesca giunto in Corea per poter documentare di persona i disordini civili di Gwangju.  

Il film sembra cominciare con la giusta dose di comicità ma man mano che si addentra nella trama l’atmosfera s’irrigidisce, tuttavia senza perdere di quell’impatto emotivo che tiene gli spettatori incollati allo schermo dall’inizio alla fine.
È probabilmente il personaggio del tassista Kim Sa-beok il più amato, e quello in cui ogni spettatore, anche in minima parte, può rispecchiarsi. Dalla personalità buffa e per certi versi scostante, il protagonista dimostra pietà e compassione nei confronti della povera gente che incontra in quello scenario disastroso. Inizialmente riluttante a voler perdere tempo e a farsi danneggiare il taxi durante i disordini, è convinto che tutto quel trambusto sia stato provocato da ragazzini viziati che “vanno all’università per protestare” ma solo quando si ritrova nel pieno del caos di Gwangju realizza che ciò che sta succedendo è più di una semplice protesta studentesca, quei ragazzini stavano lottando per salvare un paese intero e così avrebbero dovuto fare gli adulti.

Song Kang-ho, riguardo alla locandina del film afferma:

« È un film sulla speranza, ecco perché sto sorridendo. Sebbene rappresenti un tragico momento della nostra storia, alla fine, sta dando speranza alle persone che vivono nel presente. »

Song Kang-ho

Il film è stato particolarmente apprezzato dalla critica e ha avuto un notevole successo commerciale aggiudicandosi una selezione per il Miglior Film in lingua straniera alla 90esima edizione degli Academy Awards.

Il cinema coreano, come anche la letteratura, sono ricchi e profondi. Vi invitiamo a scoprirli!

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