Kingmaker: la politica è un gioco sporco

Kingmaker la politica in Corea del Sud

Kingmaker, presentato al Far East Film Festival 2022, è un film sulla politica. La politica intesa come intrighi, strategie, tradimenti e valori: un argomento che, seppur affascinante, è stato poco esplorato dal cinema. Gli anni tra la fine della dittatura e l’inizio della democrazia in Corea del Sud sono un periodo di grande fermento in quell’area geografica e questo film, seppure con una storia di finzione, ci dà un’idea di come la classe politica fosse in continua evoluzione e i valori ne venissero a volte travolti. E’ chiaro fin da subito il messaggio di Kingmaker: la politica è un gioco sporco e anche chi parte ricco di valori finisce per sporcarsi giocandoci.

Un film molto verosimile, tanto da somigliare ad un documentario o ad una biografia, con personaggi e situazioni credibili che si stagliano su uno sfondo storico recente di cui in occidente pochi conoscono i dettagli.

Kingmaker e la politica sudcoreana
La campagna elettorale

La trama di Kingmaker

Seo Chang-dae è il protagonista di questa storia, e i co-protagonisti sono i candidati alle elezioni che si servono delle sue strategie per raggiungere il favore del popolo e la vittoria alle elezioni. Seo parte con un nobile fine: portare la dittatura del presidente Park ad una conclusione, favorendo la nascita della democrazia. Uno scopo dunque ammirevole, ma portato avanti con la cinica consapevolezza che il popolo non è il fine, ma il mezzo molto manovrabile per raggiungere il potere. Chissà cosa avrebbe pensato Machiavelli di questa storia…

Seo Chang-dae diventa consigliere di Kim Woon-bum (che possiamo far coincidere con il realmente esistito politico coreano Kim Dae-jung) e ne aiuta il successo tramite strategie molto efficaci ma spesso discutibili. Quelle che all’inizio sono trovate di marketing per migliorare la comunicazione e l’immagine del candidato diventano, a mano a mano che la battaglia si fa più dura, veri e propri imbrogli. Seo viene trascinato in basso dai mezzi sporchi usati dagli avversari politici ma anche dall’amore per il successo e, progressivamente, ancor di più dalla propria ambizione.

L’intero partito viene scosso dalla spregiudicatezza di Seo, e l’alleanza con Kim Woon-bum viene messa a dura prova dalle sue azioni, tanto che lo scontro tra i valori morali e l’ambizione personale diventa il filone centrale del film.

Corea del Sud e politica al cinema
Uno dei tanti momenti di confronto politico nel film

La narrazione

Il film è raccontato in maniera veloce e ritmata, alternando alle scene “normali” spezzoni in chiaro stile fine anni ’60 inizio ’70 che lo fanno assomigliare ancor di più ad una storia vera. Più dialoghi che azioni, come è giusto che sia per un film dove lo scontro di idee fa andare avanti la storia, e tanti primi piani. A volte, per chi non è avvezzo ai nomi coreani, può diventar difficile seguire una trama dove metà personaggi hanno cognome Kim, ma ciò non toglie il gusto dell’intrigo che ci fa amare la politica con i suoi pregi e difetti.

C’è bisogno di capire i meccanismi della politica, per rendersi conto di come l’elettore (anche contemporaneo) può essere facilmente manovrabile. Sapere quanto siamo facilmente manovrabili nelle nostre scelte dentro la cabina elettorale può renderci più propensi ad approfondire i candidati e i partiti che ci stanno dietro, e di conseguenza arrivare ad una maggiore consapevolezza politica.

Il rifiuto alla violenza dell’umanità intera – Han Kang di Alessia de Martino
Sito web del Far East Film Festival

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